Ci sono progetti che non si concludono — si sedimentano.
Soffio d’Anima è iniziato all’inizio del 2024 e ha attraversato oltre trentacinque sessioni di scatto tra Lombardia e Trentino, con tre sistemi fotografici diversi, ciascuno scelto per il carattere specifico che porta all’immagine. Su circa millesettecento scatti totali, meno dell’uno per cento ha trovato posto nelle stampe. Non per perfezione tecnica — per fedeltà a un’intenzione.
L’intenzione è quella che la sinossi descrive: cogliere la presenza della natura nel suo ciclo permanente. Non il soggetto, ma il movimento del soggetto nel mondo. Il colore come peso emotivo, la dissoluzione come condizione dello sguardo — non come scelta formale, ma come unico modo onesto di guardare certe cose.
La selezione delle immagini è stata un processo lungo e metodico. Dalla prima cernita di trecentonovanta immagini fino alle quindici che compongono questo primo corpus da stampa, ogni passaggio ha richiesto tempo e distanza. Le immagini rimaste fuori non erano quelle sbagliate — erano quelle che non portavano qualcosa di necessario rispetto alle altre.
Altrettanto lungo è stato il percorso verso la carta. Tre prove fisiche su due supporti, valutate con luce a temperature Kelvin diverse, in cerca di un equilibrio tra la profondità dei neri, la leggibilità delle transizioni delicate e la fedeltà cromatica che questo lavoro richiede. La carta giusta non è quella che rende le immagini più belle — è quella che non si mette tra l’immagine e chi la guarda.
Le quindici stampe in formato 21×29,7 cm su carta Hahnemühle PhotoRag rappresentano il primo momento pubblico di Soffio d’Anima, non la sua conclusione. Il progetto è aperto. Le sessioni continuano. Il corpus completo è più ampio e crescerà nel rispetto del ciclo naturale da cui nasce.
Il 23 e 24 maggio 2026 queste quindici immagini sono state presentate in anteprima al Gruppo Fotoamatori Pergine Valsugana in occasione del Pergine Foto Festival — la prima volta in cui il lavoro passa da schermo a carta e viene tenuto in mano da altri occhi.
Quello che succede dopo appartiene al ciclo.
